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mercoledì 13 maggio 2015

La fata Morgana

Narra la leggenda che, ai tempi delle invasioni barbariche, uno dei re conquistatori giunse sulle rive del mare di Reggio Calabria e si trovò davanti allo stretto che divide la Calabria dalla Sicilia.



Il re barbaro pensava come raggiungere l'isola con la montagna fumante, trovandosi sprovvisto di imbarcazioni per lui e i suoi uomini. 

All'improvviso gli apparve una donna bellissima che offrì l'isola al conquistatore, facendola sembrare a due passi da lui. La Sicilia era vicinissima: guardando verso il mare egli vedeva nitidi – come se potesse toccarli con mano – i monti, le vie di campagna, le spiagge, gli alberi da frutto, le case.

Il re, esultando, balzò giù da cavallo e si gettò in acqua, sicuro di poter raggiungere l'isola con due bracciate. Ma l'incanto svanì e il re affogò miseramente, perdendosi tra le onde mosse da colei che altri non era se non la temibile fata Morgana.



Se in una calda giornata estiva, passeggiando sul lungomare reggino che D'Annunzio definì "il più bel chilometro d'Italia", vi capitasse di vedere vicinissimi paesi e palazzi della costa siciliana, non spaventatevi, non siete anche voi vittime di un incantesimo.

È solamente il cosiddetto fenomeno della Fata Morgana, un'illusione ottica che si verifica nei giorni calmi e limpidi d'estate, in particolari condizioni atmosferiche, quando aria e mare sono immobili al punto da far sembrare così vicine le coste, quasi come se fosse magia.

mercoledì 29 aprile 2015

Il tesoro di Alarico

Sedici secoli, 1605 lunghi anni. Per molto tempo gli occhi dei cercatori di tesori sono stati puntati su Cosenza, in Calabria, e - ancora oggi - la curiosità non è del tutto spenta. 

Narra la leggenda che in questa città, sotto le acque del fiume Busento, sia sepolto il tesoro di Alarico, grande re visigoto.

Il 24 agosto del 410 d.C. i Visigoti, guidati dal loro re Alarico, entrarono a Roma, devastandola e saccheggiandola. La potenza del grande Impero era venuta meno. Dopo tre giorni di razzie, Alarico lasciò la Città eterna carico di ori, preziosi e schiavi. Con il suo esercito si diresse verso sud, con l'intenzione di conquistare l'Africa. Arrivato a Reggio organizzò una flotta, ma una tempesta disperse e affondò le navi. Alarico si diresse dunque di nuovo a nord, ma giunto nei pressi di Cosenza, si ammalò improvvisamente e morì.

Secondo la leggenda, i suoi uomini decisero di seppellirlo insieme al suo tesoro; e per evitare che la tomba fosse profanata deviarono il corso del Busento, per poi ripristinare - dopo la sepoltura - il normale fluire delle acque. Per sigillare in eterno il segreto del luogo, i Visigoti uccisero tutti gli schiavi che avevano lavorato alla realizzazione della tomba, in modo che nessuno potesse ritrovare il luogo in cui, ancora oggi, riposa il grande Alarico e il suo immenso tesoro.